19/05/2004

Essai routier de la Fulvia...

Ce texte est en italien, je l'ai laissé dans sa version d'origine... Une traduction suivra certainement, de même que pour les textes en anglais...
 
Lancia Fulvia
 
A spasso con la concept più affascinante del momento, tra giri in pista, sedute fotografiche e tempeste ormonali. Ecco la cronaca di una giornata particolare.

M.A. Corniche

 Lunedì, 19 Gennaio 2004 
 
 CAPOLAVORI. Appuntamento alle 11:00. Con Fulvia. Una bella donna? Macchè, una bellissima auto. E su strada è ancora più bella che sulla pedana di un Salone dell’Auto dove le sue proporzioni sono falsate dalle proporzioni di altre bellissime (non auto…). Un piccolo capolavoro. E averla a disposizione per una giornata lascia il tempo di scoprire che non è bella senz’anima.
 
PADRI E FIGLIE. Ma procediamo con ordine nel racconto della mia avventura con la bella torinese. Fulvia ha genitori molto apprensivi e bisogna anche capirli: Fulvia è davvero unica ed è un vero tesoro (l’unico esemplare vale più di un milione di euro). Per fissare un appuntamento con lei è necessaria qualche telefonata a Torino, fare buona impressione sul padre (che non a caso si chiama Flavio, Manzoni per la precisione, e di mestiere fa il responsabile del Centro Stile Lancia) e qualcuno disposto a offrire referenze.
 
IL MIO TURNO. Fulvia non è una che la dà a tutti la possibilità di un appuntamento. Finora si è concessa (platonicamente, è chiaro) a pochi, una decina o poco più in tutto il mondo. Ora è il mio momento, sono un po’ emozionato, le mani sudano un po’ ma i 2 gradi centigradi che trovo nel Parco di La Mandria, dove si trova la pista di prova Fiat, aiutano ad asciugarle.
 
PUNTI DI VISTA. Quando l’ho vista la prima volta, al Salone di Francoforte, è stato amore a prima vista. Fulvia è bellissima ma faccio la figura del solito porco, e continuo a fissare il suo lato migliore, il posteriore. L’occhio continua a cadere proprio lì, inesorabilmente. D’altronde, nemmeno una brasiliana delle meglio tornite può mostrate tanta perfezione.
 
COME MAMMA'. In famiglia lo chiamano specchio di poppa (ma non stavano davanti??? Mah…) perché è piatto come la poppa (ma non andavano in coppia??? Dove andremo a finire…) di un Riva Aquarama. D’altronde è tradizione di famiglia: pure mammà dietro era piatta, ma ben disegnata. E la nostra Fulvia è anche meglio tornita pur non tradendo l’aria di famiglia: dietro ha lo stesso disegno, ma rivisto in chiave moderna con rara abilità stilistica. Chapeau.
 
FETTE DI SALAME. E cosa sarebbe un bel posteriore senza dei gran bei fianchi? Sulla Fulvia il rapporto è strettissimo: con il taglio a fetta di salame della coda, il motivo non è altro che la vista in sezione del bel profilo dei fianchi, anch’esso ereditato da mammà. E quel motivo lo seguono modernamente le luci, che integrano anche il disegno di quelle della progenitrice. Ri-chapeau.
SPORGENZE. Il paraurti c’è ma non si vede, è una sporgenza ben integrata: l’ho detto che la nostra Fulvia era un po’ più tornita. Insomma vederle il posteriore smuove parecchio gli ormoni automobilistici anche perché la linea del tetto (tetto, è maschile…) ha una eleganza e una purezza di linee rare, con il gran effetto della parte superiore scura che unisce lunotto e parabrezza.
 
VEDO NON VEDO. Ogni tratto e ogni dettaglio sono disegnati con cura maniacale, con grande pulizia, con immensa eleganza. Fulvia ha studiato perfino la sua firma, con la F che riprende il motivo della coda. Una femmina di classe. E Fulvia non ha soltanto un posteriore perfetto e fianchi lavorati da un mastro liutaio. Ha charme e si lascia scoprire un poco alla volta. Come quella piega sul cofano un po’ vedo non vedo che non tradisce i geni della Fulvia con cui uscivano i giovani degli anni 60.
 
OCCHIALI. Davanti è un po’ piatta? Vabbe’, allora non riuscite proprio a uscire dalla fase pre-puberale. Però, avete ragione, ma fa sempre parte dei tratti di famiglia, come quella collana di quattro prese d’aria sotto il paraurti. Ha occhi un po’ troppo moderni? Anche qui non sbagliate, Fulvia dovrebbe scegliere una montatura (di occhiali!) più adatta alla sua classe, anche se per mostrarsi a un Salone il trucco leggero non è indicato. E poi basta cercare il pelo nell’uovo: Fulvia è bellissima. Il richiamo alla progenitrice è più che evidente ma lo stile è moderno, essenziale e non farebbe fatica a piacere anche a chi la vecchia Fulvia non l’ha mai incontrata. Una vera perla.
 
LEGNO INTARSIATO. Malgrado ci sia sempre il fotografo appresso che non ci lascia un attimo soli, tra di noi nasce una certa intimità e con me si apre. Anche dentro è bellissima, con la sua pelle vellutata (Poltrona Frau) ben abbinata a un tessuto sportivo a trama grossa e ai dettagli in alluminio. La plancia ha un disegno elegante e sportivo, con l’inserto piatto in legno (forse un po’ troppo chiaro, ma fa sempre parte del trucco da Salone) e la scritta Fulvia inserita a intarsio nel legno.
 
TÊTE- À-TÊTE. La consolle centrale, che integra lo schermo del sistema Connect, è una piccola scultura in alluminio e si illumina in un azzurro violetto all’imbrunire. I sedili sono sportivi, modernissimi nello stile e anche dopo ore di tête-à-tête (significa testa, in francese: che pensavate?) con Fulvia si rilevano molto più comodi di quelli di altre auto di grande serie. Comoda, davvero, soltanto il gomito sinistro è un po’ troppo vicino alla portiera.
 
DETTAGLI. Standoci insieme una giornata si scoprono tanti piccoli dettagli: mi innamoro di quella piega che divide i due gusci in pelle della plancia, trovo geniale la forma a catino del pavimento, trovo utile il portaoggetti che scende in mezzo ai sedili, trovo non solo elegantissima nel disegno ma anche comoda ed ergonomica la maniglia della portiera, trovo efficaci oltre che eleganti nella loro semplicità industriale le bocchette sulla plancia che riscaldano uniformemente l’abitacolo… Insomma, è un crescendo di feeling.
 
EMOZIONI. E parto piano con Fulvia, sono un po’ in soggezione, all’inizio tendo a metterla sul piedistallo. Ma l’atmosfera si scalda e Fulvia si rivela un tipo divertente, mi mette a mio agio e, appena le mani smettono di sudare, mi lascio andare e prendo confidenza, accarezzando con fermezza la sua corona (del volante).
 
RIGIDITA'. Fulvia è assolutamente vera oltre che verace. Non è la prima volta che guido una concept, ma Fulvia è molto di più. Qualche spiffero oltre i 130 per le guarnizioni da show car, un pomello che cade, ma Fulvia è pronta al 90% per essere prodotta in serie. Non solo nella praticità e nell’ergonomia. Anche nella guida. Nascendo sul pianale di un’auto aperta, la Fiat Barchetta, e dotandosi di una carrozzeria in alluminio dotata di tetto, Fulvia è davvero un tipo rigido.
 
ISTINTIVA. Il motore da 140 cavalli, il 1.8 a variazione di fase della Barchetta, è sottodimensionato rispetto alle capacità del telaio. Si guida davvero bene, molto più facile e divertente di tante wannabe sportive di grande serie. Lo sterzo ha il giusto peso e il giusto rapporto, il cambio si manovra un gran bene, l’assetto, anche se tarato al volo giusto per esigenze di scena, rende la guida istintiva, sicura e sportiva.
 
NANDROLONE. Una sorpresa, non pensavo che Fulvia avesse tutto questo fuoco dentro. Con un po’ di nandrolone nel motore sarebbe una sportiva da non sfidare a pie’ leggero. E se, come dichiarano a Torino, il suo peso forma (in una eventuale produzione di serie) rimarrebbe sotto la tonnellata, forse di nandrolone ne basterebbe anche poco.
 
FUORICLASSE. E’ perfino confortevole, malgrado l’assetto rigido abbinato ai cerchi in lega da 17 pollici, il rumore della meccanica è sorprendentemente ridotto e anche l’aerodinamica è pronta per affrontare le autostrade. Insomma, una vera fuoriclasse che non si sa ancora se avrà un seguito…
 
INDECISIONI. Sarebbe un delitto lasciarla invecchiare in un museo. Fulvia ha una gran voglia di fare e sarebbe una ottima PR per la famiglia Lancia, per anni intristita da modelli sexy come Rosy Bindi. A Torino pensano se dare un seguito a questa Fulvia in serie limitata o trapiantare cuore e telaio nuovi, quelli della Alfa 147, per esempio. Scegliete voi, Signori di Torino, ma aridatece la Lancia.
 
 
 
 
 

23:03 Écrit par Stephane De Coninck | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

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