21/05/2004

Compte-rendu essai routier de la Fulvia

Lancia Fulvia Show Car  
 
  
   
Bellissima, inequivocabilmente Lancia, questa Fulvia è davvero la degna erede della sua gloriosa progenitrice.
 
Altro che prototipo. La Fulvia vista al Salone di Francoforte è una macchina vera, funzionante e persino bella da guidare, quasi definitiva dentro e fuori e potenzialmente pronta per essere prodotta.
 
Ed è una di quelle auto che si ricordano: idee con una marcia in più, che piacciono da subito e a lungo, in grado da sole di rilanciare le sorti di un marchio. Potrebbe essere per Lancia quello che 156 ha rappresentato per Alfa Romeo, pur se con volumi necessariamente diversi. Certo, Thesis e Ypsilon sono innovative, personali, eleganti, ma la Fulvia è una strappacuori nata.
 
Il primo incontro con la Fulvia avviene sulla pista privata di La Mandria, ricavata al riparo da occhi indiscreti all'interno di un'immensa ex-riserva di caccia reale a nord di Torino. Un colpo di fulmine: l'auto, piccola e fasciata in un elegante color avorio, inevitabilmente catalizza l'attenzione e cattura gli sguardi, al punto che a malapena ci accorgiamo della presenza degli uomini Lancia: una brutta figura per noi, ma davvero un bel biglietto da visita per questa vettura, ancora più bella dal vivo che in foto.

Tanto per cominciare, è tutta nuova. Certo, è inequivocabilmente Fulvia, ma appena la si mette vicina alla vecchia emergono in tutta la loro portata le differenze, anche stilistiche. Questa è più moderna, massiccia, "maschia".
 
La Fulvia del '62, non fosse stato per i successi nei rally, aveva una connotazione neutra, equilibrata, più elegante che sportiva: a differenza della sua bassa e larga pronipote. Le linee sono tese ma essenziali, vagamente spigolose secondo le ultime tendenze; né mancano richiami agli altri studi presentati durante la gestione Manzoni (Granturismo e Stilnovo), per esempio nella calandra.
 
Si è messa molta enfasi sulla trazione anteriore: i parafanghi sono accentuati all'avantreno per poi rastremarsi al posteriore, caratterizzato dalla coda tronca. L'abitacolo è rimasto esteticamente esile e leggero, in omaggio agli anni '60-'70: in realtà è meccanicamente ben più solido, ma alleggerito da una linea fluida, dall'assenza di montante centrale e dalla verniciatura scura del tetto, che non è in cristallo ma in alluminio, come tutto il resto della carrozzeria per motivi di contenimento del peso.

Gli interni sono praticamente definitivi. La plancia è essenziale, dominata dalla consolle in alluminio a sviluppo verticale e dall'esteso pannello di legno chiaro (tanganika) che corre da un estremo all'altro inglobando la strumentazione a fondo bianco.
 
I comandi al volante sono ad asta come sulla vecchia Fulvia, ripresi dalla produzione del Gruppo come pure quelli degli alzacristalli: al Centro Stile ci tengono particolarmente a mandare in porto questo progetto, e hanno cercato di minimizzare i costi necessari per l'investimento. Anche i sedili anteriori rimangono simili, con la parte centrale sagomata a cuscino e avvolta a croce dai supporti lombari: aspetto accentuato impiegando tessuti e colori diversi per le due parti, che hanno del resto funzioni diverse.

L'andamento di tutte le superfici interne è veramente essenziale, persino scarno: va bene la fedeltà all'originale, però anche solo qualche vano portaoggetti in più non avrebbe guastato. Comunque il portaguanti ha una buona capienza e ci sono un vano sul bracciolo e una specie di secondo baule dietro i due posti anteriori.

Sì, perché la Fulvia moderna, diversamente dalla progenitrice, è una due posti secchi, a causa degli ingombri del serbatoio: questo è il punto in cui il progetto si discosta maggiormente dal predecessore e sul quale, ci è stato detto, si sta in effetti ancora discutendo.

La Fulvia storica montava motori di 1,3 e poi 1,6 litri: su questa l'arrivo di motorizzazioni diverse dipenderà dai vincoli architetturali derivanti dal telaio. Una volta a bordo siamo subito sorpresi, come detto, dalla maturità di questo prototipo.
 
Tanto per cominciare funziona tutto: strumentazione, luci, vetri elettrici e persino gli specchi elettrici e il navigatore satellitare! Di solito le show-car marcianti sono assemblate alla bell'e meglio dal punto di vista meccanico, e trasmettono più o meno le stesse sensazioni di guida posticce di un furgone. Invece la Fulvia va bene, e al di là del peso lontano dagli obiettivi di progetto è anche piacevole da guidare.
 
Neutra, con uno sterzo piacevolmente diretto e sottosterzante in modo inavvertibile, ha un'ottima frenata. Pur non essendoci avventurati in manovre pericolose per l'incolumità di un prototipo che esiste in un solo esemplare, abbiamo dunque potuto apprezzare la dinamica di guida. Il motore non è un fulmine a riprendere dai bassi, ma è tutt'altro che definitivo oltre che aggravato dai parecchi kg superflui; in compenso ha una tonalità di scarico veramente coinvolgente.

Ben proporzionata, armoniosa ed elegante, la Fulvia è una vettura che mette fretta: non di correre veloci, ma di averla in garage. Pare proprio che in Lancia se ne siano resi conto subito e, pur non sbilanciandosi, vogliano darle un futuro commerciale in tempi rapidi. Che rimane da fare? Incrociamo le dita e facciamo posto in garage…
 
 
 
 
 


18:06 Écrit par Stephane De Coninck | Lien permanent | Commentaires (0) |  Facebook |

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